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I condizionamenti

Cercare di spiegare cosa sono e come vengono praticate le cosiddette “tecniche di manipolazione mentale”, in una società quasi completamente controllata e manipolata come la nostra, non è facile.

Affermare che la nostra società – com’è strutturata – è una vera e propria gabbia mentale, fa subito aizzare i paladini e i difensori dei diritti civili, che sbandierando ai quattro venti termini come “libertà” e “democrazia”, cercano immediatamente di tranquillizzarci tutti, soprattutto le loro coscienze.
Forse non capiscono.
Forse fanno finta di non capire, che parole bellissime come “libertà” e “democrazia” primo non significano granché e secondo vengono sfruttate e amplificate proprio dall’establishment economico-finanziaria (cioè i veri e propri Burattinai), proprio per dare a noi l’illusione di non essere in gabbia.

Dire alle persone che esse sono prigioniere di un sistema è pericoloso e controproducente perché può scatenare rivolte e ribellioni, mentre convincere gli stessi prigionieri di essere liberi e in democrazia, elimina ogni forma avversa e ogni tentativo di evasione.

Il titolo di un libro del gesuita Anthony De Mello, a tal proposito è interessante, perché se un’aquila, che potrebbe tranquillamente volare libera nei cieli, cresce con la convinzione di essere un pollo, rimarrà per sempre dentro il pollaio. Avrebbe la possibilità di volarsene via, di spiccare il volo, ma tale potenzialità (castrata dalla società intorno) rimarrà latente per il resto della vita o almeno fino al “risveglio”.

Una strategia, strettamente interconnessa con il tema del controllo, è la gigantesca campagna mediatica che inculca il senso di impotenza. Un vera e propria operazione pianificata che sta facendo da una parte assuefare a sentirsi impotenti, e dall’altra desensibilizzando alla violenza, spegnendo ogni reattività emotiva.

Già nella prima infanzia ci creiamo falsi sistemi di convincimenti circa la realtà che ci circonda, gli aspetti che più ci toccano (rapporti con i genitori, le figure di potere da cui dipendiamo). Dal punto di vista psicologico, questi sono sistemi falsi, censurati, distorti non conformi alla realtà stessa, al fine adattativo di evitarci angosce e conflitti con certi aspetti della realtà, facendoci vivere in una realtà soggettiva modificata, resa compatibile con i bisogni e le difese della nostra psiche e con l’esigenza di mantenerci in accordo con le persone da cui dipende.

Secondo le autentiche vie per la conoscenza di se stessi, l’uomo comune non è veramente consapevole e deve lottare strenuamente contro le forze “meccaniche” (diceva Gurdjieff; biologiche, psicologiche, sociali, politiche, in altri termini “condizionamenti” ) che governano la sua vita per conquistare la coscienza e con essa l’appellativo di “ essere umano”; che non può definire, dunque, chi semplicemente conduce la propria esistenza nello “stato di veglia” comunemente inteso. Gurdjieff spesso ripeteva che l’uomo moderno è costantemente addormentato – anche quando dice di essere sveglio – e che per poter vedere la realtà deve svegliarsi dal proprio sonno meccanico.
Ripete un concetto espresso anche dagli antichissimi insegnamenti dello Yoga, in altra forma.
Lì si parla del “Velo di Maya” , uno strato di menzogna che è steso sugli occhi di colui che non è iniziato, che vive avvolto ancora in un mondo di percezioni soggettive confuse e staccate completamente dalla realtà obiettiva.
Così anche nella tradizione cristiana: nel Vangelo spesso Gesù esorta gli apostoli a non dormire.



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