.....PREMORTE ....Testimonianza particolare, molto singolare, raccolta da il dr Raymond Moody.

Testimonianza particolare, molto singolare, raccolta da il dr Raymond Moody.

Quando questo mi accadde soffrivo, come soffro ancora, di asma bronchiale in forma grave. Un giorno venni preso da un accesso di tosse, e apparentemente si ruppe un disco della colonna vertebrale. Per due mesi consultai una quantità di medici perché il dolore era straziante, e finalmente un medico mi indirizzò a un neurochirurgo, il dottor Wyatt. Mi vide e mi disse che dovevo venir immediatamente ricoverato, così entrai in ospedale e mi misero immediatamente in trazione.
Il dottor Wyatt sapeva che io soffrivo di disturbi respiratori e chiamò uno specialista: questi disse che bisognava consultare l’anestesista, il dottor Coleman, se dovevo essere anestetizzato. Lo specialista si occupò di me per circa tre settimane e mi fece finalmente trasportare in un posto dove il dottor Coleman avrebbe potuto addormentarmi. Coleman acconsentì un lunedì , ma si dimostrò molto preoccupato. Decisero di operarmi il venerdì successivo. Lunedì sera dormii serenamente fino alla mattina successiva, quando mi svegliai presto tormentato da un forte dolore. Mi voltai e cercai una posizione più comoda, ma proprio in quel momento vidi una luce in un angolo della stanza subito sotto il soffitto.
Era come un globo di luce, non molto grande, direi tra i trentacinque e i quarantacinque centimetri di diametro; e all’apparire di quella luce mi invase una sensazione.
Non posso dire che si trattasse di una sensazione misteriosa o impressionante; non era così. Era un senso di pace completa, di profonda calma. Vidi una mano tendersi verso di me dalla luce e la luce disse: << Vieni con me. Voglio mostrarti qualcosa >>. Immediatamente, senza alcuna esitazione, tesi la mano e afferrai quella che mi veniva porta. Ebbi allora l’impressione di venir sollevato e di lasciare il mio corpo, e mi volsi e vidi il mio corpo che giaceva sul letto mentre io salivo verso il soffitto. Nel momento in cui uscivo dal corpo presi la stessa forma che aveva la luce. Avevo la sensazione – e devo esprimermi come posso perché non ho mai sentito nessuno parlare di niente del genere – che si trattasse di una forma spirituale.
Non era un corpo, ma una nuvola di fumo, o un vapore. Assomigliava quasi alle volute di una sigaretta quando vengono illuminate passando davanti ad una lampada accesa. La forma che io assunsi era colorata, però.
C’era dell’arancione, del giallo e un colore che non distinguevo bene: indaco forse, una tinta sul blu. La mia nuova forma spirituale non aveva una sagoma precisa come il corpo. Era più o meno circolare, ma aveva qualcosa che io chiamo una mano. Lo so, perché quando la luce tese la mano verso di me io tesi a mia volta la mia. Eppure, il braccio e la mano del mio corpo fisico rimasero fermi, li vedevo sul letto, distesi lungo il corpo, mentre mi innalzavo verso la luce, Ma quando non usavo quella mano spirituale, lo spirito ritornava alla forma circolare.
Venni condotto fino al punto in cui era la luce e cominciammo ad attraversare il soffitto e la parete della stanza d'ospedale e ad avviarci lungo il corridoio,e poi attraverso il corridoio, giù, giù, sembrava, fino a un piano più basso dell'ospedale. Attraversavamo senza difficoltà le porte o i muri. Svanivano, semplicemente, al nostro avvicinarsi.
Sembrava stessimo viaggiando. Sapevo che ci muovevamo, ma non avevo la sensazione della velocità. E poi, quasi di colpo, compresi che avevamo raggiunto la sala di rianimazione dell'ospedale. Non sapevo nemmeno dove fosse, ma arrivammo là e di nuovo ci trovammo in un angolo della stanza, proprio sotto il soffitto, Vedevo i dottori e le infermiere camminare nel loro camice verde, e i letti.
Allora l'essere mi disse – mi mostrò: << Ti troverai qui. Quando ti toglieranno dalla tavola operatoria ti metteranno in quel letto, ma non ti risveglierai più. Non saprei niente di quello che accadrà dopo il tuo ingresso nella sala operatoria fino momento, poco tempo dopo, in cui verrò da te >>.
Non posso affermare che questo mi sia stato detto con parole. Non era una voce che si potesse udire; se lo fosse stato mi sarei aspettato che gli altri nella sala la udissero, e non era così. Era come un'impressione che io ricevevo. Ma in modo tanto vivo che non mi sarebbe stato possibile dire che non l'avevo udita e non l'avevo avvertita. Era per me una cosa certa e definitiva.
E quello che vedevo – ah, era molto più facile riconoscere le cose mentre avevo quella forma spirituale. Non mi chiedevo: << Che cosa vorrà mostrarmi? >>. Sapevo immediatamente di che cosa si trattava, che cosa aveva in mente. Non c'era dubbio. Voleva dirmi che quel letto . Il letto a destra appena si entra dal corridoio , ira il letto in cui mi sarei trovato e lui mi aeva portato là per uno scopo preciso. E infine me lo disse: Capii che il motivo era che non voleva che io provassi paura quando il mio spirito avrebbe dovuto lasciare il corpo, voleva invece sapessi quali sensazioni avrei provato in quel momento. Voleva rassicurarmi, affinché io non avessi timori, perché mi diceva che non sarebbe stato accanto a me subito, che prima avrei conosciuto altre esperienze, ma che egli avrebbe offuscato tutto quello che accadeva e infine sarebbe stato accanto a me.
Ora, quando lo avevo raggiunto per andare nella sala di rianimazione e ero diventato anch'io uno spirito, era stato come se ci fossimo fusi. Eravamo due esseri separati, certo. Ma lui controllava tutto quello che accadeva e che riguardava me. E anche se attraversavamo i muri e i soffitti eccetera, ecco, sembrava vi fosse una tale comunione tra noi ce niente al mondo avrebbe potuto rubarmi. Era un senso di pace, di calma, una serenità che non sono altrimenti possibili.
Così, dopo aver,o detto questo, mi ricondusse nella mia camera d'ospedale e io vidi nuovamente il mio corpo, che giaceva nell'identica posizione in cui lo avevo lasciato e di colpo rientrai nel mio corpo. Direi di essere stato fuori dal corpo per cinque o dieci minuti, ma il tempo non rientrava in quell'esperienza. Anzi, non ricordo di avere mai pensato al tempo.
L'intera esperienza mi aveva stupefatto, mi aveva colto assolutamente di sorpresa. Era così viva e reale, più dell'esperienza comune. E la mattina dopo non avevo affatto paura. Mentre mi rasavo notai che non mi tremava la mano come mi accadeva da sei o otto settimane. Sapevo che sarei morto, e non avevo rimpianti, né paura. Non pensavo: << Che cosa posso fare per impedirlo? >>. Ero pronto.
Giovedì pomeriggio, il giorno prima dell'operazione, ero nella camera d'ospedale ed ero preoccupato: mia moglie, e il mio ragazzo, un nipote adottato, che allora ci dava dei pensieri.
Decisi così di scrivere una lettera a mia moglie e una a mio nipote, per esprimere alcune delle mie preoccupazioni, e di nasconderle dove potessero trovarle soltanto dopo l'operazione. Scrissi due pagine a mia moglie e di colpo scoppiai a piangere, singhiozzando. Sentii una presenza e dapprima pensai che forse avevo pianto tanto forte da disturbare una delle infermiere che era venuta a vedere che cosa stava succedendo. Ma non avevo sentito aprire la porta. E di nuovo sentii quella presenza, ma questa volta non vidi nessuna luce, e i pensieri o le parole vennero a me, come prima, e l'essere disse: << Jack, perché piangi? Credevo ti sarebbe piaciuto venire con me >>.
Io pensai: << Si, è così, voglio andare >>. E la voce chiese: << Allora perché piangi? >>. Io dissi: << Siamo preoccupati per nostro nipote e ho paura che mia moglie non sappia come allevarlo. Sto cercando di esprimere quello che sento e quello che voglio lei faccia per il ragazzo. E sono preoccupato perché penso che forse la mia presenza l'avrebbe aiutato a trovare un equilibrio >>.
Allora, da quella presenza, avvertii il pensiero: << poiché chiedi per qualcun altro, poiché pensi per qualcun altro, poiché pensi agli altri non a Jack, ti concederò quello che vuoi. Vivrai fino a quando tuo nipote sarà un uomo >>. E poi non lo sentii più. Smisi di piangere e distrussi la lettera per evitare che mia moglie potesse trovarla casualmente.
Quella sera il dottor Coleman venne a dirmi che pensava ci sarebbero state complicazioni per l'anestesia e che non dovevo meravigliarmi se al risveglio mi sarei visto intorno una quantità di tubi e fili e aggeggi. Non gli dissi che esperienza avevo vissuto, annui soltanto e dissi che avrei fatto quello che potevo.
La mattina dopo l'operazione fu lunga ma riuscì perfettamente e io ripresi conoscenza: il dottor Coleman era vicino a me e io gli dissi: << So dove sono >>. Lui disse: << In che letto è? >>.
<< Sono nel primo letto a destra entrando dal corridoio. >> Lui rise e certo pensò che fossi ancora sotto l'effetto dell'anestesia.
Volevo dirgli che cosa era accaduto, ma subito dopo entrò il dottor Wyatt e chiese: << E' sveglio. Che cosa bisogna fare? >>. E il dotto Coleman disse: << Non bisogna fare niente. Non sono mai stato tanto stupefatto. Eccomi qua con tutti i miei aggeggi e il paziente non ne ha bisogno >>. Il dottor Wyatt osservò: << I miracoli succedono, sa >>.
Così, quando potei levarmi a sedere e guardarmi attorno, vidi che ero nel letto che la luce mi aveva mostrato alcuni giorni prima.
Questo è avvenuto tre anni fa, ma è vivido ora come lo era allora. E' stata la cosa più straordinaria che mi sia mai accaduta, e ha cambiato molte cose. Ma non ne parlo. L'ho detto soltanto a mia moglie, a mio fratello, al mio sacerdote e ora a lei. Non so come dirlo, è difficile spiegarlo, non voglio far colpo su di lei né cambiarle la vita. Semplicemente, dopo quell'esperienza, non ho più dubbi. So che c'è vita oltre la morte.

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