“So Di Non Sapere” È La Forma Più Alta Di Pensiero

“So Di Non Sapere” È La Forma Più Alta Di Pensiero

17 Gennaio 2019 63,8K letture

So di non sapere” disse Socrate dinanzi alla giuria che lo condannò successivamente a morte. Si tratta del concetto cardine del pensiero stesso di Socrate. Un’aspra critica rivolta contro i sofisti, colore che “presumevano” di sapere, anzi, ne erano convinti. Un po’ come i tuttologi di oggi, persone in ogni dove che presumono di sapere tutto, che hanno sempre qualcosa da dire su tutto. Con l’avvento dei social questo fenomeno sta raggiungendo dimensioni impressionanti. Ho voluto scomodare Socrate perché per lui il “non sapere” era, semplicemente, un punto di partenza, e non un fine come molti suppongono, per ammettere la propria ignoranza.

Socrate sa bene da dove vuole partire: la consapevolezza di non sapere è un invito a conoscere, ad indagare, per imparare, per andare oltre quel mondo ordinario del conosciuto. Chi crede di sapere ogni cosa segue uno schema prestabilito, in altre parole, non indaga, non sperimenta, non scopre, non conosce, non si pone domande e perciò rimane fermo, immobile, statico, attinge esclusivamente dalla propria memoria.

Ogni nuova scoperta della scienza non fa che confermarci che le cose che riusciamo a percepire e a comprendere sono solo un frammento infinitesimale di tutto l’esistente, eppure questo non ci impedisce di ergerci spocchiosi a giudicare quello che non riusciamo a incastrare dentro uno dei nostri confortevoli recinti. L’infinita presunzione dell’essere umano.
(Dal mio libroLa cattiva abitudine di essere infelici“)

Ecco perché ritengo che “non sapere” sia la forma più alta di pensiero. Perché apre un varco. Fateci caso. Perché la nostra mente non scopre mai niente di nuovo? Perché siamo prigionieri di tutte le impressioni e le risposte depositate al nostro interno. Nel pensare e ragionare siamo condizionati dal serbatoio della memoria, dal nostro “sapere”, frutto di tutte le influenze con cui siamo entrati in contatto. Lentamente accettiamo questo stato di condizionamento limitante e l’energia della mente si deteriora. La mente è minata nella sua vitalità e nella sua forza. Accumula, semplicemente, una quantità sempre maggiore di informazioni.

Certo, possiamo disciplinare la nostra mente e levigare la nostra conoscenza. Possiamo anche rendere più brillante la nostra mente. Ma resteremo sempre nel regno del conosciuto. Quindi, come possiamo andare al di là di questo modo di pensare, affinché possa apparire qualcosa di nuovo e di originale e che non sia frutto del solito cercare nella nostra memoria?

Dobbiamo liberarci da ogni condizionamento, e in questo caso, dobbiamo smetterla di affidarci sempre al nostro sapere. Non che il sapere non sia importante, non fraintendete, ma nel momento in cui vogliamo oltrepassare i nostri limiti, il “so di non sapere” diventa ancora più importante del sapere stesso. Solo allora possiamo capire che il non sapere è la forma più alta di pensiero. Dobbiamo provare, per una volta, a rimanere senza risposte. Imparare a osservare senza giudicare, senza un pensiero, senza una parola. È questo il fatto che libera, che apre un varco, che porta un pensiero nuovo, una mente nuova.

E questa energia nuova, può comparire solo se si è costantemente impegnati a vedere, ad ascoltare, a domandare. Ma mai nel conoscere con la mente pensante. Quello che voglio dire è che dobbiamo dedicare la nostra completa attenzione alla domanda che ci sta di fronte; perché l’attenzione non sarà totale se cerchiamo una risposta.

Se riconosciamo con tutto il nostro essere che “sappiamo di non sapere”, allora non faremo più affidamento sulla memoria per trovare una risposta. A quel punto, e solo a quel punto, saremo liberi dal condizionamento, dalla prigione della memoria, e potremo avere una percezione diretta di ciò che sta al di là di essa.

Tragicomico

 

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