Come osservare te stesso?

Come osservare te stesso?

Hai deciso di provarci. Ci sono vari aspetti nella tua vita che non ti convincono più e, spinto dalla curiosità, vuoi vedere che vuol dire auto conoscersi e che risultati puoi avere. Ma come osservare te stesso per conoscerti meglio?

L’auto-osservazione implica una relazione in due, in cui l’altro, cioè l’oggetto da osservare, sei proprio te stesso. Per poter avere una relazione con te stesso, bisogna collocarti all’esterno della tua persona, pur conservando il senso di ciò che sei all’interno normalmente. Questa separazione tra l’Io da osservare, cioè il me-oggetto, e l’Io osservatore, cioè Io-soggetto, è la chiave dell’auto-osservazione.

Il distacco da Sé: dalla percezione all’attenzione

La percezione è l’acquisizione inconsapevole delle innumerevoli informazioni che provengono dall’esterno o dall’interno del corpo. A questo livello di full impact con la realtà, il filtro della coscienza non può assolutamente sopperire la selezione di una tale quantità di stimoli. Quindi durante la percezione l’Io non ha operato ancora la separazione da se stesso per poter esserne completamente cosciente, ma continua tuttavia la registrazione scrupolosa di tutto ciò che riceve.

L’evoluzione dalla percezione alla coscienza e poi all’autocoscienza segue lo sviluppo del bambino che sperimenta il mondo e se stesso, per poi scegliere la propria identità e confinare il suo Io.

Quando il bambino acquista la familiarità con la percezione, inizia a usare le informazioni speculari dall’esterno per capire com’è fatto, come viene visto e, quindi, anche com’è. In seguito al difficilissimo confronto tra ciò che sente di essere e ciò che viene visto e sentito dagli altri (la madre), il bambino attiva la selezione dei dati ricevuti e, quindi, costruisce la sua immagine di Sé. La coscienza di sé, cioè l’autocoscienza, interviene poi qualora la sua identificazione di base sia stata completata.

La coscienza e la consapevolezza

Per poter comprendere bene l’auto-osservazione, bisogna distinguere anche tra la coscienza e la consapevolezza. La coscienza segue la percezione ed è, quindi, legata all’esperienza della percezione, nella quale si inserisce anche l’osservazione. La coscienza risiede nel presente e richiede l’attenzione. Essere cosciente vuole dire essere presente e prendere atto di ciò che si trova dentro e fuori di sé: Io sono. Qui è ora.

La consapevolezza invece richiede un passo ulteriore e include l’accezione dell’oggetto Sé. Quando l’osservazione diventa l’auto-osservazione e l’Io osserva se stesso, in quel momento si è consapevoli. Potremmo chiamare la consapevolezza una specie di meta coscienza: Io so che Io sono.

Il rapporto speculare di consapevolezza tra l’Io e se stesso è simile a qualsiasi relazione tra l’Io e chiunque altro. Quindi in questa relazione l’Io vede se stesso con lo stesso filtro di giudizio usato nel rapporto con gli altri. Se si tratta di una persona particolarmente criticona, son cavoli amari. Per questo motivo è molto difficile diventare consapevoli di se stessi e praticare l’auto-osservazione.

La riflessione su di sé e l’auto-osservazione

Ora bisogna comprendere con quale lato di sé l’Io osserva se stesso. Per chiarire questo, ho trovato un bellissimo passaggio di Freud, in cui distingue nettamente tra la riflessione e l’auto-osservazione:

ho notato che lo stato psichico di un uomo che medita è del tutto diverso da quello di un uomo che osserva i suoi processi psichici. Nella riflessione entra in gioco un’azione psichica maggiore di quella che interviene nella più attenta auto osservazione, […] In entrambi i casi deve esserci una certa concentrazione dell’attenzione, ma chi riflette esercita in più una critica, in base alla quale rifiuta, dopo averli percepiti, parte dei pensieri che si presentano,[…] Invece chi osserva sé stesso ha come sola fatica quella di reprimere la critica; se ciò gli riesce, affiorano alla sua coscienza innumerevoli idee che sarebbero altrimenti rimaste inafferrabili.

Freud, Sigmund. Opere vol. 3 1900-1905 (Italian Edition) . Bollati Boringhieri. Kindle Edition.

Quindi il lato riflessivo di sé osserva attraverso il proprio filtro mentale giudicante, mentre l’osservatore diretto riprende se stesso integralmente.

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L’ auto-osservazione degli stati dell’Io

Utilizzando invece l’ausilio degli stati dell’Io, possiamo chiarire meglio chi esercita l’auto-osservazione. Vediamo come viene effettuata da ogni stato in parte.

Quando viene sospeso il giudizio e viene effettuato un oggettivo e responsabile esame di realtà qui e ora, l’auto-osservazione è realizzata dall’Adulto. Questa è l’auto-osservazione priva del rifiuto dei pensieri giudicanti, alla quale si riferiva prima Freud.

Se nella realtà oggettiva dell’Io osservato interferiscono le fantasie creative e le interpretazioni soggettive, allora abbiamo l’auto-osservazione del Bambino.

Il Genitore invece, come il Bambino, ha difficoltà a rimanere oggettivo. Egli riflette o medita soltanto, proprio come notava Freud. Tuttavia, ricordiamo che senza la sua preziosissima capacità di selezione valoriale della realtà, la consapevolezza non sarebbe affatto possibile.

Quindi, con un Bambino libero, un Adulto efficiente, presente e responsabile, e con un Genitore che sospende il giudizio sostituendolo con l’attribuzione oggettiva dei valori, un individuo può espandere la sua consapevolezza fino al sole.

Le quattro dimensioni dell’Io integrale: corpo, emozioni, pensieri e spirito

Il processo dell’auto-osservazione percorre a ritroso lo sviluppo del bambino e la formazione dell’identità. Vediamo in breve come l’Io prende consistenza secondo la psicologia integrale di Ken Wilber, e come vengono effettuati i passaggi dalla concretezza all’astrazione.

Inizialmente non esiste alcuna differenza tra il bambino e l’ambiente, il corpo non ha confini distinti e l’Io non esiste. Tra il corpo ancora non ben definito e l’ambiente in cui è immerso e di cui si nutre, c’è la fusione totale.

Nella fase successiva il bambino conosce e poi ci si identifica fortemente con il suo corpo. Non c’è alcuna differenza tra l’Io che osservo e il me da osservare, il soggetto e l’oggetto costituiscono una sola unità corpo-Io. In questa fase l bambino non fa differenza tra il suo corpo e le sue sensazioni.

La nascita della relazione tra l’Io e il me

Ulteriormente il bambino realizza la differenziazione tra l’Io-osservatore e il suo corpo, il quale diventa me o mio. Gradualmente opera anche la differenziazione tra gli oggetti diversi che prima costituivano indistintamente una massa: le membra, la pelle, il corpo come materiale organico concreto. Poi differenzia le sensazioni riflesse nel corpo, le emozioni primarie con le loro sensazioni fisiologiche e infine le emozioni più elaborate, legate alle prime valutazioni-pensieri.

Il me è il risultato della differenziazione tra ciò che è mio e ciò che non voglio che sia mio. In questo modo il me include il mio corpo accettabile, le mie sensazioni accettabili e le mie emozioni accettabili.

La mente si forma come un contenitore in cui il bambino può conservare i suoi primi ricordi, le sue anticipazioni, i suoi primi fini, le prime associazioni e, finalmente, i suoi primi simboli e teorie o prospettive. Anche qui la differenziazione tra l’Io e il me con i miei pensieri avviene lentamente e solo in seguito ad un raffinatissimo processo di selezione tra i pensieri che mi rappresentano e quelli che rifiuto.

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Per quanto riguarda lo spirito, la nostra cultura si limita a trasmettere ai bambini le credenze religiose della comunità alla quale appartengono, precludendo loro qualsiasi esperienza diretta con la spiritualità. Vuoto totale, l’Io non ha alcun me spirituale o al massimo un me religioso.

L’auto-osservazione: il ritorno

Ora abbiamo tutte le conoscenze necessarie per comprendere come osservare te stesso. Con la crescita il bambino compie i passi necessari alla formazione del suo Io stabile e funzionale, differenziandosi da certi aspetti e assimilandone altri. Nonostante abbia sviluppato le capacità operative formali per poter elaborare ai livelli astratti i dati di realtà (secondo gli stati dello sviluppo di J. Piaget), la meta-coscienza o la consapevolezza di sé, cioè la capacità di essere cosciente dei propri elaborati e dei propri vissuti, difficilmente può essere sviluppata oltre nel nostro contesto socio-culturale.

Per questo motivo, tutte le tradizioni religiose orientali insistono sulla pratica della meditazione e dell’auto-osservazione, nella convinzione che raggiungere gli stati trascendenti dell’Io sia possibile soltanto attraverso il rafforzamento costante della consapevolezza.

Ora bisogna percorrere il viaggio della differenziazione a ritroso, così come viene anche spiegato in dettaglio nel libro Conosci te stesso – Cerchio di Firenze 77, Edizioni Mediterranee scaricabile gratuitamente qui.

Tu non sei i tuoi pensieri

Osserva te stesso annullando il filtro giudicante del tuo Genitore interno soffermandoti su ciò che pensi, come pensi, quando pensi. Segui il filo delle associazioni della tua mente, con sempre più attenzione ai momenti in cui sorgono le idee, da dove spuntano e in quale forma: immagini, suoni, odori, percezioni cinestetiche.

Non hai bisogno di un momento apposito della giornata per fare questo, l’auto-osservazione può essere fatta in qualsiasi momento e comunque. Osserva i tuoi pensieri ripetitivi, quando arrivano e perché, osserva i tuoi ricordi e segui il loro filo d’origine, fino a raggiungere il passato con i suoi eventi e le sue figure.

L’auto osservazione crea un allontanamento graduale dai propri pensieri. “Visualizzando” i pensieri che arrivano e vanno via fluttuando nella mente come se fossero visibili, ti rendi conto che in questo modo hai persino la possibilità di modificare il tuo modo di ragionamento.

Così, puoi intervenire attivamente sulle cognizioni errate, che ti conducono ad agire contro i tuoi interessi, puoi capire come mai ti passano per la testa certe cose, puoi individuare le associazioni mentali che fai. Ma soprattutto, puoi procedere a cambiare effettivamente i tuoi pensieri, raggiungendo con il tempo la lucidità mentale di chi controlla ciò che pensa grazie alla sua volontà.

Tu non sei le tue azioni

Il cambio di prospettiva ti permette di ampliare tantissimo la “vista”, offrendoti degli spunti più ampi sul tuo comportamento e sul modo in cui ti comporti e costruisci le tue relazioni.

Osservati mentre agisci, guarda da dove arrivano le spinte, la motivazione, vai fino in fondo osservando ciò che pensi mentre ti muovi. Fai attenzione a ciò che sembra “più forte di te”, osserva il contesto in cui interviene questa sensazione, allontanati dagli impulsi violenti o dannosi contando fino a dieci. O cento.

Grazie all’auto-osservazione puoi raccogliere quelle informazioni chiave che ti serviranno per capire meglio come ti vedono gli altri. Ad esempio, puoi finalmente osservare da lontano come ti vesti, come gesticoli, che sorrisi fai, che atteggiamenti hai con gli altri. Non ti giudicare. Con la pratica, l’auto-osservazione diventa sempre più raffinata e precisa, offrendoti degli spunti incredibili sulle tue azioni.

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Tu non sei le tue emozioni

La differenziazione consapevole, cioè il distacco immaginario da te stesso non è soltanto simile ad un’uscita mentale dal proprio corpo, quindi una visione di natura spaziale, ma è anche come un allontanamento dalle proprie emozioni. L’osservazione delle proprie emozioni ha bisogno di tantissima pratica, ma una volta iniziata, l’auto-osservazione diventa un’abitudine permanente dell’anima riflessiva.

Mettendo una distanza immaginaria tra te ed i tuoi vissuti, si crea anche un prezioso divario temporale tra gli stimoli ricevuti e la tua solita risposta emotiva. Questa breve pausa di tempo fatta di qualche secondo ti permette di poter comprendere e modulare le tue reazioni, dandoti finalmente il controllo di te stesso.

In questo modo diventi finalmente consapevole di ciò che senti, con quale intensità e in quale parte del corpo senti maggiormente le tue emozioni. Grazie al piccolo intervallo di risposta puoi cambiare il registro emotivo passando, ad esempio, dalla furia intensa e paralizzante estesa in tutto il corpo, alla rabbia contenuta soltanto nell’espressione verbale.

Tu non sei il tuo corpo

Bisogna aggiungere anche che non si tratta di alcuna tecnica riguardante il viaggio astrale attraverso l’uscita dal corpo. Anzi, considero questa pratica non solo pericolosa, ma anche inutile, perché ogni cosa avviene spontaneamente senza alcuna tecnica particolare nel momento in cui la coscienza personale possiede la forza, le informazioni e l’energia necessarie.

La differenziazione dal proprio corpo è una fase molto complessa, in quanto ricordiamoci che il corpo è stato il nostro primo Io. Abbiamo quindi un rapporto arcaico e carnale con il nostro organismo.

Per rimanere circoscritti all’auto-osservazione mi limito a menzionare una tecnica molto frequente derivante dall’Est Europa, che aiuta molto l’espansione della consapevolezza del proprio corpo fisico. Si tratta della comunicazione costante con i propri organi interni o con le diverse parti del corpo allo stesso modo in cui abbiamo visto che l’Io-soggetto lo faccia con il me-oggetto.

L’auto-osservazione non è una deidentificazione

L’auto osservazione è una tecnica estremamente potente di auto cambiamento. Inizialmente non sarà possibile una visione realistica di se stessi, in quanto il giudizio mentale sia fortemente eradicato nella nostra mente, nella nostra educazione e nella nostra cultura. Una pratica constante però potrà permettere l’allentamento del filtro giudicante con il quale si suole valutare se stessi e così si potrà arrivare gradualmente ad avere una chiara consapevolezza di sé.

Per concludere, sottolineo che bisogna far molta attenzione a distinguere bene tra chi propone la deidentificazione dal proprio Io, e chi invece avanza soltanto una differenziazione consapevole dei vari aspetti della realtà identitaria, un’espansione delle prospettive per rafforzare ed integrare la propria identità già esistente. Si tratta di una sottigliezza di significato che può facilmente ingannare chi non ha conoscenze specifiche e si fa incantare dalle mode new age. Il senso della differenziazione non riguarda affatto una deidentificazione, cioè una dissociazione patologica dal nostro Io identitario, ma al contrario, un suo arricchimento rivisto in un contesto più ampio.

Per questo, in seguito all’auto-osservazione, l’Io deve risultare più robusto e più abile nella gestione della realtà, più consapevole della sua multilateralità, senza mai rinnegare ciò che invece prima rifiutava, ma soltanto scegliendo quale suo lato attivare a seconda del contesto. La chiave dell’auto-cambiamento è il libero arbitrio grazie all’esercizio della propria volontà.

 

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