Cosa c’è dietro la maschera che indossiamo?

Cosa c’è dietro la maschera che indossiamo?

 

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Ognuno di noi indossa una “maschera” per presentarsi al mondo. La maschera che indossiamo è una sorta di biglietto da visita, difesa, corazza e/o protezione che utilizziamo per relazionarci con gli altri e con noi stessi. La maschera non è statica, con il tempo può cambiare, può diventare maggiormente flessibile mentre in altri momenti può irrigidirsi e diventare l’unico mezzo che abbiamo per rapportarci con gli altri. La maschera può “irrigidirsi” nel momento in cui, per una serie di contingenze entriamo in contatto con la nostra ferita interiore (o tema doloroso). È proprio in quel momento che quel “biglietto da visita” flessibile e adattabile al contesto, prima in armonia con il nostro modo di essere, diventa un qualcosa di indispensabile, una corazza alla quale non possiamo proprio rinunciare.

Esistono tanti tipi differenti di maschere: ad esempio ci sono persone che indossano la maschera della compiacenza e della gentilezza come protezione di un sè percepito come “fragile” di fronte al un mondo vissuto come potenzialmente aggressivo “mi sento così fragile che non posso contraddire quella persona, finirebbe per aggredirmi e abbandonarmi e sarebbe terribile!”. Oppure c’è chi indossa la maschera del perfezionismo che quando si irrigidisce sfocia in un comportamento perfezionistico ed inflessibile “le cose devono essere fatte in modo perfetto! Non posso concedermi di sbagliare e devo avere tutto sotto controllo!” spesso usiamo questa difesa per proteggerci da vissuti interiori di inadeguatezza e dalla percezione dell’altro vissuto come critico e giudicante “se non sono impeccabile mi sento sbagliato e l’altro potrebbe criticarmi!”. C’è poi chi indossa la maschera del controllo, mostrando forza, sicurezza e capacità di padroneggiare qualsiasi situazione. In questo caso ci si pone in modo tale da avere sempre la gestione delle situazioni e delle relazioni, tenendo le redini del gioco. Chi indossa questa maschera tende a confidarsi poco con gli altri poiché nutre sentimenti di sfiducia, teme che l’altro possa tradirlo, sottometterlo e farlo sentire inferiore. Al tempo stesso si pone spesso come figura responsabile, come punto di riferimento e guida sicura per gli altri.

La nostra ferita interiore deriva dal nostro passato, dal modo in cui siamo cresciuti, da quello che abbiamo vissuto durante i primi anni di vita e dalle prime esperienze significative. Nel momento in cui per una serie di eventi e contingenze entriamo nuovamente in contatto con quel dolore la nostra maschera di irrigidisce, cercando di proteggerci, spesso però l’irrigidimento è talmente marcato da ottenere l’effetto opposto. Ad esempio una persona molto sensibile al tema dell’abbandono e della solitudine può indossare la maschera della compiacenza, diventando adesiva, docile e timorosa nel momento in cui ha la percezione di esser abbandonata.

Può cercare di attirare l’attenzione dell’altro “aggrappandosi”, esasperando la propria fragilità proprio per scongiurare ciò che teme di più. Ma la sua maschera, diventata così rigida e inflessibile può generare reazioni di rifiuto e di abbandono da parte delle altre persone. Allo stesso modo, una persona molto sensibile al tema dell’umiliazione e del tradimento nel momento in cui entra in contato con la propria ferita interiore può irrigidire il proprio piano di controllo, cercando di proteggersi, diventando dispotico, aggressivo, estremamente autoritario, ostentando grandiosità. Dietro la maschera del grandioso c’è spesso un tema doloroso di umiliazione e sottomissione derivante dal passato. Un irrigidimento di questo tipo di difesa può portare le persone circostanti a reagire con rabbia e risentimento nei confronti di chi si pone in questo modo, portando l’interessato/a proprio a contatto di quel dolore che cerca di proteggere così fortemente.

Nel momento in cui le nostre difese o maschere si irrigidiscono o si esauriscono (nel senso che vengono invalidate da altri fattori) affiora in superficie quel dolore così intenso, che magari non sentivamo da tempo e che può prendere forme diverse: ansia, attacchi di panico, abbuffate, depressione, sbotti rabbiosi, insonnia, inappetenza, pensieri ossessivi, somatizzazioni ecc. Quello che possiamo fare è prenderci cura di noi stessi, riconoscere la nostra ferita, darle un significato, capire come si è originata nel passato e/o cosa l’ha riaccesa nel presente. Possiamo imparare a prendercene cura in modo diverso, adottando modalità maggiormente flessibili, in modo tale da non esser costretti ad indossare un’unica maschera rigida e insostituibile, ma dandoci la possibilità di aprirci al nuovo.

Alice Mannarino
Alice Mannarino

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