In occidente si crede, erroneamente, che il Karma sia una sorta di destino ineluttabile, una strada maestra sulla quale è imposs

In occidente si crede, erroneamente, che il Karma sia una sorta di destino ineluttabile, una strada maestra sulla quale è impossibile fare cambi di rotta.

Quel che segue è un riassunto che cerca di spiegare i concetti di Karma e Dharma, in modo semplice e facendo dei raffronti tra il pensiero orientale e quello occidentale. Non vuole essere dettame di  verità, ma solo un racconto utile a far chiarezza su una filosofia (la più antica, conosciuta e documentata) che spesso è stata fraintesa e smembrata.
 

KARMA

La parola “Karma” è un adattamento del termine sanscrito, trascritto nel vedico kárman, che nelle lingue occidentali è traducibile come “atto”, “azione”, “compito”, “obbligo”. Ma più comunemente con karma si fa riferimento alla “Legge di azione e di conseguenza” anche chiamata come “Legge di causa ed effetto”, “Legge di Compensazione” o “Legge della Bilancia”. Comunque la si preferisca chiamare, quel che importa è capire che si tratta di una “Legge Cosmica che governa tutto il Creato“.
Indipendentemente dal fatto che ci si creda o meno, questa Legge Divina prevede di essere “buona” quando perfettamente equilibrata e “terribile” in caso di sbilanciamento. Ciò che regola questa Legge è l’Armonia. Una Bilancia Cosmica che deve mantenersi eternamente in perfetto equilibrio.
 

OGNI AZIONE CAUSA DELLE CONSEGUENZE

Ogni azione provoca delle conseguenze, sempre. Chi farà il bene, ne riceverà in cambio e chi farà del male si deve aspettare lo stesso trattamento nell’immediato o nel futuro. Quindi, se credete nel karma, è meglio ponderare prima di agire, viceversa dovrete essere pronti ad affrontare le conseguenze di quello che farete intenzionalmente.
Se effettivamente facessimo una pausa riflessiva prima di mentire, imbrogliare, rubare, nuocere, ostacolare, insultare (anche in forma lieve) e insegnassimo questo anche ai figli, e agli altri, fin dalla nascita, potremmo osservare un’umanità più pacifica che si muove all’interno di società più equilibrate. Indipendentemente se crediamo, oppure no, nel karma.

Il fango impastato diventa casa; la lana diventa coperta; la farina diventa pane, ecc. Perché tutto questo avvenga, ci vuole l’intervento umano, l’azione intelligente e la buona volontà: azione = conseguenza.
Ma non va dimenticato che ogni evoluzione è seguita inevitabilmente da un processo di decadenza, ovvero tutto ha un inizio, un’evoluzione, una discesa e una fine, così da poter ricominciare, rinascere.
Un seme diventa quindi un albero che poi viene trasformato in tavolo, che deteriorandosi verrà bruciato per tornare alla terra. In egual modo ogni civiltà progredisce fino al punto in cui inizia il fatale decadimento che la porterà alla totale scomparsa. Ed effettivamente tutte le civiltà antiche a noi note hanno seguito questa sorte. Chi avrebbe mai pensato, al tempo di massimo splendore di Babilonia, Troia, Sparta, Cartagine, Tebe e molte altre, che tutto si sarebbe trasformato in pietre e polvere?
 

Tutto quindi è già scritto? Le azioni non sono modificabili?

No, non bisogna cadere nell’inganno che il karma non è modificabile, dato che non si tratta di un destino ineluttabile. Se la “Legge di azione e di conseguenza” non fosse negoziabile allora dove sarebbe la misericordia divina? È impensabile che vi sia della crudeltà nella divinità. Tutto ciò che è perfezione, conosciuto anche con nomi quali: Tao, Aum, Inri, Sein, Allah, Brahma, Dio, o per meglio dire gli Dei, non può essere privo di misericordia e quindi crudele o tirannico.
Per questo motivo il karma è negoziabile. Ovvero: in questa vita e nelle prossime possiamo riparare agli errori presenti e passati coltivando la via della rettitudine, del Dharma. Concetto che non ha nulla a che fare con la confessione o l’estrema unzione, dato che la coltivazione richiede un costante impegno.
 

DHARMA

Il Dharma è la rettitudine, la direzione da prendere. L’ego che abbiamo accumulato nelle vite precedenti è l’ostacolo su questo cammino. Non facciamo altro che criticare gli altri eppure abbiamo commesso anche noi gli stessi errori. Pretendiamo la fedeltà dal coniuge, eppure non siamo stati o non siamo fedeli; veniamo derubati perché siamo stati dei ladri; veniamo uccisi perché abbiamo ucciso in un’altra vita e soffriamo la fame perché eravamo ricchi e abbiamo lasciato morire di fame gli altri.

Secondo le filosofie orientali, il concetto del tempo ha la forma di una ruota: il termine sanscrito Sansara è infatti la ruota delle rinascite, che consente di scontare le colpe e gli errori commessi nelle vite precedenti e di completare il percorso personale di Coscienza e di crescita spirituale. Questa ruota tuttavia – questo è fondamentale per la sorte di ognuno – non è inarrestabile e lascia un certo spazio per il cambiamento consapevole del proprio karma. La persona allenata, grazie alla meditazione (o al “semplice” meditare)  e alla rettitudine, dharma, può condurre una vita consapevole e allerta, stando attenta a riconoscere i “segni” che il proprio interiore manda per riconoscere situazioni particolari: malessere, deja vu, sogni, incontri, improvvisi dolori fisici, ecc. Sono molti i messaggi che riceviamo e molto spesso ci arrivano proprio dal nostro corpo fisico, che ci avverte in merito a cose che non abbiamo la capacità di riconoscere.
 

RINASCITA

La nostra coscienza, immortale e asessuata, ritorna, vita dopo vita, a rivestirsi di un corpo fisico per ripetere la sua prova terrena: rivivrà gli stessi eventi, dovendo compiere delle scelte a contatto con le stesse coscienze bloccate dentro ad altri corpi fisici. Ma ogni volta questi ruoli del teatro della vita si troveranno in posizioni sociali, economiche e/o umane diverse. Stessi protagonisti (coscienze), talvolta stessi fatti ma in luoghi e tempi diversi.

Esistono karma individuali, familiari, collettivi, nazionali, mondiali e anche degli Dei. Questo dettaglio ci fa intuire l’origine, secondo questo pensiero filosofico/spirituale, dei cataclismi terrestri, quali maremoti e tsunami, sciagure familiari, frane e alluvioni che distruggono interi paesi e guerre economiche, fratricide o in nome di qualche religione.
Il karma, che può essere anche terribile giustiziere, è responsabile di queste “conseguenze” le cui “azioni” determinanti non sono capite, perché sono state commesse in vite dimenticate. Ma il karma in questo caso non ha fatto altro che riequilibrare la bilancia per far ritornare l’armonia, anche se noi non lo possiamo capire, perché siamo lacerati dalla forza distruttiva del karma.
La magra consolazione del nostro ego – del quale siamo costanti “vittime” – è capire che la morte non è un lutto, ma la liberazione da questo corpo che ci tiene legati e ci impedisce di volare, vibrare, brillare, amare ed essere pervasi di un’infinita beatitudine. È inevitabile: siamo nati per morire. Ma non deve far pensare al suicidio, che al contrario è un’esplosione incontrollata dell’ego che si ripercuoterà malevolmente nella prossima vita.
La morte naturale è un “premio”, perché libera l’Anima (o Coscienza) e le restituisce la vera vita. La vita del corpo fisico non è reale, è un’illusione. Solo un insieme di cellule atomiche e subatomiche che rendono illusoriamente materiale l’essere e costringendo “a terra” la nostra Coscienza Animica. Come il palombaro o l’astronauta, che indossano indumenti particolarmente pesanti, così anche la nostra Coscienza, per restare ancorata “a terra”, deve essere imprigionata da un involucro che ne riduce drasticamente la libertà di azione e movimento.

Nei testi Veda si apprende che: ogni essere umano nasce portando “un sacchetto di semi” dalla sua vita precedente; si tratta delle sue azioni con le quali sarà ripagato in questa vita. Se avrà fatto il bene, riceverà il bene, ma se avrà fatto il male, ne avrà in ugual misura. Ed è assolutamente inutile sperare che non sia vero, anche la più banale azione dovrà passare attraverso una cruna stretta.
 

PENSIERO OCCIDENTALE

Secondo il pensiero occidentale, al contrario, il tempo ha una forma lineare, come una strada che inizia da una parte e finisce dall’altra: infatti in occidente non si prevede alcun “ritorno” – ovvero la trasmigrazione dell’anima in un altro corpo (reincarnazione) – ma solo un luogo di destinazione diverso: ad esempio paradiso e inferno, in base ai meriti. Così, anche per un assassino colpevole di strage è prevista la salvezza dell’anima in caso di pentimento.
 

Libero arbitrio

Il libero arbitrio di cui disponiamo porta la maggioranza delle persone a scelte sbagliate, privilegiando il proprio ego a scapito della dignità e della giustizia. Per questo non bisogna vivere con distrazione ed è indispensabile tenere sempre a mente che ognuno diventa quello che pensa, e che la Divinità alberga all’interno dell’essere umano ed è in grado di dispensare la guarigione o la ricompensa, la gioia o la generosità a condizione di essere riconosciuta. Il percorso che porta alla correzione degli errori commessi nelle vite precedenti è determinante per l’equilibrio della bilancia karmica.

Alla base di questa filosofia c’è appunto il concetto della reincarnazione: argomento “tabù”, accuratamente evitato dagli occidentali e da quanti preferiscono non dover pagare cambiali in questa vita, rendendo la prossima ancor peggiore per se stessi e per gli altri.

Un breve inciso: Gesù fece spesso riferimento alla reincarnazione (ad esempio nel Vangelo di Giovanni) e quindi, a meno di non voler mettere in discussione la Sua parola, la reincarnazione era riconosciuta dal Cristo (che è stato incarnazione vivente di Dio, secondo i cristiani) che predicava la rettitudine, la non-violenza, l’amore, la pace e la verità, allo scopo di risvegliare le coscienze ed elevare il genere umano dall’infimo stato nel quale stava precipitando. Questi cinque valori sono i cardini su cui poggia l’armonia, venendone a mancare uno, o tutti, si crea un disequilibrio armonico tale da poter provocare il caos.
 

L’ILLUMINAZIONE

Una sola vita è normalmente inconciliabile con “l’illuminazione”. Il concetto della pluralità delle esistenze – la reincarnazione – è invece perfettamente conciliabile, una logica conseguenza della giustizia divina, che dona a tutti le medesime possibilità per evolversi. Gli uomini saggi non hanno raggiunto la saggezza grazie alla vita attuale, il loro sviluppo è frutto di diverse esistenze passate portate avanti attraverso la coltivazione. Non è inusuale conoscere persone particolarmente erudite e studiose che non riescono però a raggiungere in questa vita nemmeno uno stato di equilibrio interiore, figuriamoci la saggezza o l’illuminazione.
Ma nella cultura occidentale della competizione, anche la conoscenza (dei testi) è diventata un mezzo per mettersi al di sopra degli altri, continuando a nutrire l’ego, piuttosto che cercare l’equilibrio che rende gli esseri umani liberi.
 

CONCLUSIONI

Nessuno può sperare di evitare le conseguenze delle proprie azioni: ci saranno, in questa vita o in un’altra. Forse un lontano giorno “malediremo il cielo” per le nostre disgrazie, invece di renderci conto che abbiamo pagato un debito o saldato il conto. Il fatto di reincarnarsi e di rinascere (che viene sperato come una salvezza, anche da chi non lo ammette) viene considerato come un miraggio, una mera illusione. Persino gli studiosi di matrice cristiana ne hanno spesso un’idea estremamente superficiale, come fosse una favoletta ingenua e infantile per bambini, da respingere con presunta superiorità.
Liquidare la reincarnazione, a cui credono due terzi del mondo, e lo stesso Cristo, come se fosse una favoletta, sarebbe come ridurre il cristianesimo alla storia di Adamo ed Eva che hanno generato un’intera umanità.
Come in tutti gli argomenti c’è una conoscenza superficiale e una conoscenza profonda, fatta anche di pratiche e non solo di studio teorico. Non bisognerebbe mai cadere nell’errore di negare un concetto a priori senza conoscerlo approfonditamente.

© Valerio Bellone

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