RITROVARE LA VOCE INTERIORE IN 4 PASSI

 

 

RITROVARE LA VOCE INTERIORE IN 4 PASSI

“Tu non hai nessun senso della direzione. Sei stato fuorviato. Comunque, non è mai troppo tardi. In qualunque momento puoi prendere possesso della tua vita. Se decidi di farlo, allora la prima cosa è: non ascoltare la voce dei genitori dentro di te, non ascoltare la voce degli insegnanti dentro di te.”

Osho, A Sudden Clash of Thunder

ritrovare la voce interioreElena è una giovane donna. Pensava di desiderare nel profondo il lavoro che ha, eppure nel giro di poco tempo ha scoperto di non sentirsi appassionata come avrebbe creduto. Anche il suo compagno, verso cui prova sicuramente affetto, non la fa sentire come vorrebbe: non riesce ad essere veramente se stessa. Ha il timore di perderlo. Nelle cose che fa, non si sente mai contenta. Niente è mai “abbastanza” e allora arrivano i sensi di colpa. Si sente triste e prova una cupa angoscia che la spinge, ma senza sapere dove. Viene da me per ritrovare la voce interiore.

Elena, e non solo lei, è talmente abituata ad ascoltare la voce degli altri da scambiarla per la propria. Viviamo una vita che non ci appartiene fino in fondo. Ci raccontiamo delle “storie” per spiegare le nostre scelte e i nostri comportamenti.

Ma quanta consapevolezza c’è in tutto questo?

Elena potrebbe affrontare la questione come ha sempre fatto: attribuire la responsabilità della sua insoddisfazione all’esterno. Se ci pensi un attimo, è il modo in cui è più facile che si decida di agire. Sento un’insoddisfazione e provo a risolverla. Ho come la sensazione però che ci saranno altri motivi (magari neanche troppo diversi) per cui il nuovo lavoro potrebbe risultare comunque insoddisfacente e così via. Tutti gli sforzi di lenire l’angoscia distraendosi col fare non risolveranno un bel nulla.

Siamo abituati ad osservare il mondo intorno a noi: guardiamo da dentro a fuori. E ci raccontiamo un sacco di cose: sono triste perché la tal persona mi ha offeso, sono arrabbiata perché quell’altra ha tradito la mia fiducia, sono scocciata perché le cose non vanno come dico io. Dal nostro punto di osservazione le cose stanno in un certo modo e causano il nostro stato d’animo. Ma siamo sicuri che sia davvero così?

Siamo sicuri che quel senso di insoddisfazione dipenda davvero da queste circostanze?

Se Elena provasse a cambiare prospettiva, provasse a guardare da fuori a dentro, si accorgerebbe che non è la prima volta che si sente insoddisfatta in un qualcosa che prima aveva pensato di desiderare veramente. Così come questa mania di perfezionismo a volte sembra un po’ una chimera. Sono degli “schemi”. Sono le sue modalità apprese. Sono le voci che ha ascoltato e che ha finito per fare proprie.

Ciascuno di noi viene addestrato in qualche modo. Alcuni meglio, altri peggio, ma per la quasi totalità di noi la società, la famiglia, la scuola, hanno cercato di darci un ruolo. I nostri tentativi di non assecondare quel ruolo ma lasciar spazio al nostro cuore, al nostro vero sé difficilmente sono stati assecondati, anzi spesso proprio puniti. Abbiamo così imparato ad assecondare queste richieste, o a reagire in modo opposto. Abbiamo zittito la nostra voce e assunto quella esterna, come se fosse nostra. Solo che ora questi ruoli che gli altri ci hanno messo addosso ci vanno stretti e noi sentiamo tutta l’angoscia della voce del nostro vero sé che cerca un modo per farsi ascoltare. Si deve ritrovare la voce interiore.

La voce del cuore è sottile; la mente invece parla incessantemente e ad alta voce: per questo a volte le confondiamo. Deve essere una nostra scelta decidere di ascoltare quella del cuore e ritrovare la voce interiore.

Per ritrovare la voce interiore si possono seguire diverse strade, ma ci sono alcuni aspetti importanti:

  1. Silenzio interiore: la mente crea in continuazione pensieri, storie, convinzioni, che noi continuiamo ad inseguire ed ascoltare. La prima condizione per ascoltare il cuore e non la mente è proprio creare il silenzio interiore, imparare a creare uno spazio in cui ascoltare il proprio corpo, il respiro e le emozioni invece della mente. Una modalità efficace per raggiungere questo scopo è la Mindfulness Psicosomatica.
  2. Silenzio esteriore: l’ambiente intorno a noi ci condiziona, ci distrae. Il telefono che suona, la mail da controllare, i social network. Ma anche la televisione, i giochini, le chiacchiere, le mille distrazioni che un po’ subiamo un po’ cerchiamo. E importante creare anche una situazione di silenzio intorno a noi, provare a viverla e vedere che effetto fa.
  3. Elaborazione delle emozioni: ascoltandoci ed entrando nel nostro profondo incontreremo i nostri blocchi, le nostre emozioni compresse e le ferite al nostro vero sé. Queste emozioni bloccate necessitano di essere comprese e metabolizzate, per pulire il campo dalle voci esterne e permetterci di riprendere la nostra responsabilità rispetto alle scelte e alla nostra vita.
  4. Ascolto della propria voce interiore: abbiamo creato lo spazio, abbiamo pulito il campo, ora non resta che fare esperienza diretta della nostra vera voce, lasciare che si espanda e prestarle attenzione.

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“Scegli il tuo destino. Io non te lo posso mostrare, non ti posso mostrare il tuo destino – nessun altro lo conosce, nemmeno tu. Lo devi intuire, e ti devi muovere lentamente. Prima abbandona nel tuo essere tutto ciò che hai preso in prestito e poi diventa capace di sentire. Il sentire ti guida sempre verso il posto giusto, verso il giusto obiettivo. Quello che tu in questo momento chiami coscienza, non è la tua coscienza. È un sostituto, una pseudo-coscienza, falsa, artefatta. Abbandonala! …e proprio abbandonandola diventerai capace di vedere, nascosta dietro ad essa, la tua vera coscienza che era lì ad aspettarti. Una volta che la coscienza è entrata nella tua consapevolezza, la tua vita acquista una direzione, la meditazione ti segue come un’ombra.”

Osho, A Sudden Clash of Th

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