Sai cosa ti passa per la mente? Il sé osservante.

 

 
 

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Sai cosa ti passa per la mente? Il sé osservante.

 
 
 
 

Sai cosa ti passa per la mente? Quando sei ben consapevole di ciò che è presente nella tua coscienza è all’opera il sé osservante. Il sé osservante è un particolarissimo processo che ci consente di diventare osservatori dei nostri contenuti mentali. Il processo grazie al quale notiamo che la nostra mente è attraversata da un dato oggetto mentale, che può essere una percezione sensoriale, un’emozione, un ricordo eccetera. Per rendere più intuitivo il concetto possiamo utilizzare una metafora spaziale e dire che il sé che osserva è una “posizione mentale”, un “punto di vista” dal quale possiamo osservare i nostri pensieri e sentimenti. Accedendo in questo luogo notiamo che stiamo diventando consci dei nostri contenuti mentali. È un luogo dal quale possiamo osservare la nostra esperienza con un certo distacco senza esserne troppo coinvolti. E’ un po’ come se diventassimo degli spettatori di ciò che sta avvenendo nel palcoscenico della nostra mente. Non a caso un altro modo di definire il sé osservante è: pura consapevolezza. Con questo termine puoi notare che viene reso predominante l’aspetto della consapevolezza su quello di contenuto.

Diventando consapevoli della presenza di un dato contenuto mentale sarà più facile riuscire a fermare tutte le associazioni, immediate ed automatiche, che ogni contenuto mentale di solito si porta dietro. Sicuramente sai di che cosa sto parlando; ogni pensiero, ogni immagine mentale, ha la capacità di richiamare altri pensieri e altre immagini mentali, in una concatenazione virtualmente infinita.

E’ esperienza comune quella di essere agganciati da una lunga catena di associazioni mentali e di rendersene conto solo dopo molto tempo, quando magari, qualche situazione esterna richiama in modo prepotente la nostra attenzione. La capacità di assumere la posizione del sé che osserva consente di acquisire maggior distacco e accettare i nostri contenuti mentali con pazienza e accresciuta capacità discriminativa. La condizione diametralmente opposta a quella generata dal sé osservatore è un flusso di coscienza inarrestabile e autonomo, in continua mutevolezza, nei confronti del quale, non solo non abbiamo alcun controllo, ma che tendiamo ad assecondare, diventandone una sorta di burattini inconsapevoli alla sua mercé.
Il sé osservante è una risorsa psicologica, un posto da cui osservare e fare spazio ai nostri pensieri e sentimenti dolorosi alle storie circa noi stessi; riguardo ai nostri limiti e difetti, al modo in cui “dovremmo” essere, a tutto quello che ci manca o che dovremmo avere di più. E’ uno spazio psicologico che ci rende liberi; è in questa prospettiva che abbiamo la possibilità di vedere chiaramente che i nostri pensieri, i nostri sentimenti sono eventi mutevoli e impermanenti e che quindi non possono né definire chi siamo né controllare quello che facciamo.

Una volta spiegato il concetto del sé che osserva spesso mi sento dire; “… E allora, se io non sono i miei sentimenti, se non sono i miei pensieri, che cosa sono?” Una possibile risposta potrebbe rivelare che l’essenza più profonda di noi consiste nella capacità di contenere e abbracciare tutti questi eventi mentali, la capacità di ordinarli, integrarli e dargli un senso di continuità cosicché si possano gestire nel modo più proficuo possibile. Un’altra metafora che spesso viene utilizzata per rendere l’idea del processo del sé osservatore è quella del cielo.
Puoi immaginare che il tuo sé che osserva sia il cielo. E tutti i tuoi contenuti mentali, le tue percezioni, le tue emozioni, i tuoi ricordi, e i tuoi timori, siano il tempo meteorologico. Il tempo cambia sempre, ma per quanto brutto, opprimente o minaccioso possa diventare non può ferire il cielo in alcun modo. Neanche la più spaventosa tempesta, il tuono più potente, la più fredda tormenta invernale, la più soffocante e appiccicosa umidità può compromettere il cielo. Il cielo ha spazio per tutti i fenomeni atmosferici che, per loro natura, sono mutevoli e impermanenti. Il cielo non cambia mai. Qualche volta ci sono così tante nuvole che ci si può scordare che il cielo è ancora lì.

Ma, basta sollevarsi abbastanza, al di sopra delle nuvole, e il cielo appare limpido, sereno onnicomprensivo, senza confini. Imparare ad accedere a questa parte di te è una capacità che puoi imparare, così come hai imparato tante altre cose nel corso della tua vita. Puoi imparare ad accedere a questo posto sicuro dal quale poter osservare e fare spazio ai pensieri e ai sentimenti difficili.

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