Il ritorno del respiro animico

Il ritorno del respiro animico

 

“Se non guardiamo il cielo, non ce la facciamo
a sopportare le cose che ci tocca vedere in terra.
Se non respiriamo in cielo, finiamo per soffocare nel nulla
ingombro di troppe cose,
nelle nostre spaziose e confortevoli prigioni”

(Alessandro Pronzato)

Secondo Steiner, noi crediamo erroneamente che l’evoluzione sia un processo che procede sempre in avanti, in realtà, ad una evoluzione ascendente fa sempre seguito una evoluzione discendente, e le due evoluzioni si osservano costantemente nell’esistenza umana. La nostra testa è in evoluzione discendente, e il nostro corpo è in evoluzione ascendente, infatti ogni sviluppo ha un suo ritorno, poiché nell’ascesa vi è inserita la potenzialità della fase discendente per la legge di azione/reazione che è vigente nella dimensione fisica ed è attiva anche nel mondo spirituale.

Nel mondo umano vi è sempre un gioco di alternarsi di ombra e di luce, vi è il fluire del bello e del brutto, del piacere e del dolore, del riso e del pianto, insomma esistono dei contrasti necessari, affinché l’occhio sia in grado di percepire la visione della natura fisica: così l’uomo può operare l’equilibrio e può apprezzare la vita, poiché è nell’assenza e nella presenza che si affina la percezione umana. Se non ci fosse la lotta tra l’ombra e la luce la nostra intelligenza non sarebbe incitata a discriminare tutte le sfumature della realtà.

E’ nella lotta per la discriminazione che si conoscono tutte le dissonanze del mondo, perciò siamo costretti ad essere vigili e agganciati alla realtà materiale, altrimenti l’uomo vivrebbe perennemente in fuga dal mondo. Tutto ciò non ci deve far pensare che l’uomo abbia una natura giustapposta tra il versante fisico e quello animico, infatti questo è errato. L’umanità ha subito un processo di impoverimento, poiché non attinge più alle forze sensibili terrestri, perciò l’umanità deve riappropriarsi delle forze spirituali che lo possano vivificare, e affinché la decadenza umana sia arrestata l’uomo deve acquisire la spiritualità nella sua vita come una coscienza vive e desta, perciò attiva.

L’uomo si è evoluto entro stadi diversi e, al livello attuale, esso è un organismo che presenta una parte fisica e una soprasensibile che ordinariamente non vediamo, anche se c’è chi può vedere l’aura che circonda il corpo umano, e che dimostra la qualità energetica e il livello di sviluppo dell’individuo. Secondo Steiner, vi sono poi anche degli esseri spirituali che circondano l’uomo, e che noi non sappiamo vedere ma che esistono esercitando un loro influsso sugli esseri umani, infatti essi posseggono una loro forza che si può paragonare alla forza della volontà umana.

Il pensiero umano si è evoluto per avere una maggiore padronanza sul mondo, perciò ha costruito dei confini definiti nelle categorie del tempo e dello spazio con cui può dominare l’orrore del vuoto e dell’indecifrabile, però ha ristretto il suo cervello. Negli uomini delle civiltà antiche queste categorie con il modo di ragionare che noi usiamo non esistevano, ed essi guardavano a spazi sconfinati e concepivano tempi in periodi incommensurabili senza alcun tipo di paura, infatti il tempo e lo spazio si perdevano beatamente uno nell’altro e non si fronteggiavano.

Nelle più antiche civiltà indopersiane di circa 5.000 anni fa si concepiva che la vita animica era compenetrata in tutta la realtà, poiché in tutte le cose si vedeva la manifestazione ritmica di elementi luminosi e chiari seguiti da elementi di buio e di oscurità. Quei saggi antichi possedevano una visione dell’universo che guardava l’alternanza di giorno e notte, perché si seguiva il corso del sole che nasce e che muore ogni giorno, perciò essi contemplavano in tutto, tutte le sfumature di quell’alternarsi di buio e luce che provengono dallo spirito, nel disegno tracciato dal ritmo universale che è insito anche nell’esistenza umana.

Nel mondo vi era un ordinamento morale in cui si percepiva la qualità costitutiva dell’individuo, perciò gli uomini discriminavano l’alternanza di luce e di ombra dell'individuo, infatti l’uomo buono, giusto e benevolo era visto come chiaro e luminoso, mentre l’uomo egoista, diffidente e malvagio veniva visto come oscuro e buio. I saggi sapevano vedere l’aura della specie umana, e sapevano “vedere e udire” usando delle facoltà che sono costitutive della natura umana: in loro vi era la capacità di discernere la luce e l'ombra in tutte le manifestazioni del mondo fisico, e persino nel suono poiché le note venivano percepite come oscure o luminose.

In tutto il mondo si scorgeva l'alternarsi di sorgere e di morire della luce, e in tutte le forze che entravano in gioco, l’uomo identificò delle energie con un potere immane perché erano delle potenze che dominavano il mondo naturale e che fornivano l'energia animico-spirituale, infatti esse si diffondevano senza entrare in conflitto, in quanto non vi è alcuna differenza tra i due tipi di forza. Noi uomini moderni differenziamo per conoscere meglio, infatti abbiamo la necessità di dividere tra il corso delle cose e la volontà umana ma, nei tempi antichi, non vi era affatto una tale differenza, perciò parlare di libertà umana sarebbe sembrato un discorso folle.

Tutto ciò che era nel mondo faceva parte dell’ordine naturale, perché tutto è una unica realtà, e in tutto vi è una integrità di fisico e di spirituale, poiché la concezione del mondo ci include completamente. Ciò che chiamiamo volontà e progetto divino si fondevano con la natura umana, infatti l’uomo credeva che in lui vi fosse un elemento divino che lo muoveva come muoveva tutto il resto della terra, infatti tutto è nel corso con cui l’ordine universale è improntato. In quei tempi antichi, dice Steiner, l’uomo percepiva tramite il processo della respirazione, poiché tramite esso egli aspirava l’anima della divinità che scorreva fluendo nel mondo.

Mentre l’uomo inspirava, vi era il dio esterno che fluiva nel corpo e che vitalizzava le fibre umane tramite il sangue che scorreva nelle sue vene e, nell’espirazione, vi era il nostro dio interiore che fluiva nell’universo manifestandosi nel mondo con la sua energia precipua. Perciò l’uomo era situato al centro del fluire e del defluire dell’energia animico-spirituale dell’universo, in un punto di perfetto equilibrio dell’interno e dell’esterno, infatti l’uomo credeva che stava respirando la natura spirituale del mondo, e che lui poteva comunicare la sua individualità nel fluire del corso naturale delle cose.

Oggi invece, si vede poco il nostro mondo interno e si vive all'esterno restando contrapposti alla parte restante del mondo naturale, e non si costruiscono dei punti d’incontro, perciò quello che l’uomo ha in comune con il resto della natura è scivolato via dalla coscienza e si è perso dalla memoria. Nelle concezioni yogiche del mondo tardo indoiranico si ricostruisce il respiro per ritrovare questa antica via di percezione sensoriale e di comunicazione spirituale con il mondo, perché lo yoga spinge verso l’interiorità.

Nello yoga vi è l’ambizione di richiamare nel corpo quell’arcaica modalità di percepire tramite la consapevolezza di aspirare il prana per poter attingere alle energie dell’universo, e così pure avviene in tutte le discipline con cui si acquista la consapevolezza del governo delle energie. Se noi usiamo solo la percezione del capo, cioè l’aspetto mentale per conoscere la realtà non conosciamo totalmente il mondo, poiché oggi la percezione umana è carente di questi elementi essenziali antichi con cui approfondire i processi del nostro funzionamento, che sono necessari per conoscere i processi dell’universo.

Secondo Steiner, noi dobbiamo aggiungere all’uomo quello che è andato perduto, così da pervenire al pieno recupero dell’antica sensibilità. Si tratta di “trovare di nuovo nell’interiorità dell’uomo qualcosa in cui ciò che troviamo in noi costituisca nello stesso tempo, un processo esterno” infatti si deve “trovare qualcosa in cui l’uomo raggiunga in sé un elemento che possa in pari tempo venir riconosciuto come processo universale” e che non si raggiunge facilmente solo respirando come nei tempi antichi.

Il fatto è che, nelle civiltà indo-persiane, gli uomini respiravano l’anima mentre stavano espirando l’aria fisica nei loro polmoni, e tutta la loro realtà era spiritualizzata continuamente dai flussi e dai riflussi animico-spirituali individuali e universali. Questo aspetto non è affatto secondario, poiché è nella respirazione dell’anima che si cercava lo spirito, e fluendo in noi anche lo spirito incontrava l’anima, perciò l’intero cosmo era rinforzato dall’impulso potente di quella unione armoniosa.

Ora la coscienza umana è molto cambiata, infatti l’uomo ha rinnegato sia l’anima che lo spirito, e crede nell’universo di sola materialità, perciò tutto è pensato come costituito di materia densa e priva di energie spirituali, perciò abbiamo ridotto la nostra riserva di energia vitale. Nell’uomo che respira oggi, non vi è la partecipazione consapevole alla respirazione, poiché si aspira solo l’ossigeno per espirare l’anidride carbonica, e non si concepisce che, nel respiro inspiriamo la forza dello spirito che vivifica le nostre fibre rimuovendo ed espirando il ristagno negativo che accumuliamo all’interno: ed è così che restiamo nell'equilibrio spirituale e fisico perfetto.

L’aria che circonda l’uomo odierno va risacralizzata, infatti dobbiamo imparare a vedere che tutte le cose che sembrano composte solo di materialità possiedono un aspetto animico-spirituale perché in tutte le cose vi è la medesima composizione, mentre veniamo abituati a vedere solo l’aspetto esteriore della materialità. Oggi dobbiamo tornare a credere alla verità che la materia è solo un aspetto vibrazionale più denso e pesante dello spirito il quale, al livello vibrazionale più elevato è talmente rarefatto da essere impalpabile, perciò diventa impercettibile per l’essere umano dallo sguardo ordinario consueto.

La Terra ha perduto la sua anima così che l’uomo non può più respirare la spiritualità universale, e questo fatto ha causato delle ripercussioni sull’evoluzione spirituale dell’intera umanità. Nella Genesi è scritto: “E Dio insufflù nell’uomo il respiro come anima vivente” infatti il “respirare animico” dava all’uomo antico il senso della pre-esistenza dell’anima, infatti essa è vivente prima della discesa nel veicolo fisico tramite l’incarnazione e la nascita. Di tutto questo l’uomo dovrebbe avere coscienza per poter attingere ad una forza che è sempre presente e che la volontà umana deve recuperare.

Dire che il mondo esterno ci spinge e che noi reagiamo all’azione, perciò ammettere che siamo esseri automatici, è assai limitante anche per l’orgoglio umano. Noi dobbiamo capire, dice Steiner, che la realtà è un processo in cui l’interno e l’esterno si devono intrecciare, e ci dobbiamo porre nell’incrocio tra la volontà umana e il pensiero dell’universo perchè la volontà umana sortisce sempre un effetto. L’uomo non è passivo rispetto al mondo, ma deve sviluppare una maggiore capacità di fare respirazioni yogiche che gli insegnino a non vedere solo rigidi dualismi.

E’ questo ciò che Steiner chiama "seguire l’impulso del Cristo", infatti dobbiamo tagliare con la nostra realtà e con il nostro modo di pensare diventando dei rivoluzionari che riscoprono delle antiche concezioni. Noi dobbiamo imparare a camminare per le strade del mondo vedendo in ogni soffio d’aria, in ogni pietra, in ogni suono e in ogni singola sfumatura di colore quel soffio dello Spirito che ci ha insufflato l’anima nelle narici. Noi dobbiamo sentire che il suo respiro scorre nelle nostre vene con il nostro sangue, e che la nostra essenza animico-spirituale risponde al suo richiamo, ma dobbiamo compenetrarci totalmente in questa verità per raggiungere la forma di coscienza molto elevata di cui l’umanità ha necessità per la sua futura evoluzione.

Buona erranza
Sharatan



Il ritorno del respiro animico - La Compagnia degli Erranti

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