La Notte Oscura dell’Anima

La Notte Oscura dell’Anima

10500309_878155088899971_2621216636788222477_n.jpg“Non ci può essere rinascita senza una notte oscura dell’anima, un totale annientamento di tutto ciò che hai creduto e pensato di essere.”
(Hazrat Inayat Khan)


La “notte oscura dell’anima” è per i mistici un periodo di tristezza, paura, angoscia, confusione e solitudine, necessario per potersi avvicinare a Dio. In molti, quando provano ad uscire dal proprio ego, provano la sensazione di entrare in una nuova dimensione colma di dubbi, di ambiguità, di incertezze, un luogo in cui ci si sente persi e risulta quasi impossibile pensare con chiarezza. Il risveglio può esser molto doloroso per chi è troppo immerso nel proprio sogno.  La nostra mente vorrebbe che tornassimo nel recinto, che smettessimo di esplorare i dintorni per tornare al punto di partenza, dal quale forse non saremmo mai dovuti uscire. È questa la temuta rassegnazione, il conformismo che ci spinge a credere che la nostra trasformazione personale non possa essere altro che un’utopia.


“Quando il processo di trasformazione psico-spirituale raggiunge il suo stadio finale e decisivo, esso produce talvolta un’intensa sofferenza e un’oscurità interiore che è stata chiamata dai mistici cristiani “notte oscura dell’anima”. I suoi caratteri la fanno assomigliare molto alla malattia chiamata psicosi depressiva o melanconia. Tali caratteri sono: uno stato emotivo di intensa depressione, che può giungere fino alla disperazione; un senso acuto della propria indegnità; una forte tendenza all’auto-critica e all’auto-condanna, che in alcuni casi, giunge fino alla convinzione di essere perduti o dannati; un senso penoso di impotenza mentale; l’indebolimento della volontà e dell’auto-dominio; un disgusto e una grande difficoltà ad agire.”

(Roberto Assagioli)

“Più t’inoltrerai e più i tuoi piedi incontreranno insidie. Il Sentiero che conduce in alto è illuminato da una sola fiamma, dalla fiamma dell’audacia che risiede nel cuore. Più osi, più otterrai; più temi e più la luce impallidirà, ed essa sola può guidare.”

(H.P. Blavatsky)

52595724_313557929350122_6974817964314853376_n.jpg“Se cerchi una luce, cadrai anzitutto in un’oscurità ancor più profonda. Non c’è presa di coscienza senza sofferenza. In tutto il mondo la gente arriva ai limiti dell’assurdo per evitare di confrontarsi con la propria anima. Non si raggiunge l’illuminazione immaginando figure di luce, ma portando alla coscienza l’oscurità interiore. Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia.”
(C.G. Jung) 22780171_127685191270731_4054420811693949287_n.jpg“Più forte è la luce, più profonda è l’ombra che essa proietta. Più elevati sono i nostri ideali, più chiaramente vediamo i nostri difetti.”
(Max Heindel)


Per evolvere e crescere come persone, abbiamo bisogno di vivere delle “notti oscure”, periodi in cui emozioni come l’ansia o la disperazione si impossessano di noi, perturbando la nostra mente ed il nostro ego. Sono le notti in cui bisogna saper aspettare, perché altrimenti, tentennando e rinunciando, correremo il rischio di imbatterci nelle conseguenze della perdita, direttamente legata all’aver abbandonato la nostra zona di comfort. La ricerca di se stessi implica la capacità di continuare a camminare con fermezza, significa imparare a superare se stessi una volta ancora, facendo crescere lentamente i limiti della propria identità. Solo noi possiamo stabilire cosa vogliamo fare di noi stessi. Siamo gli unici ad avere una panoramica privilegiata sui fatti, a poter scorgere ciò che dal terreno non si può vedere.


“Vediamo nella liberazione dell’anima dai vincoli del corpo, il ritiro delle proiezioni spontanee di cui ci siamo serviti per modellare la “realtà” che ci circonda e allo stesso tempo l’immagine del nostro carattere; giungiamo da un lato alla conoscenza di noi stessi e dall’altra anche a una visione realistica e quasi disincantata del mondo esterno. Strappare alla realtà i veli dell’illusione non è impresa che venga avvertita sempre come piacevole, ma piuttosto come penosa e perfino dolorosa. Le illusioni non sarebbero così frequenti se non servissero a qualche scopo, in quanto talvolta coprono con una salutare oscurità un luogo penoso dove si spera che non arrivi mai a penetrare la luce. Ciò spiega la violenta avversione che ciascuno prova nello smascherare le sue proiezioni e nel riconoscere dunque la natura della sua Anima. A tale scopo è in effetti necessario un grado non comune di superamento di sè stessi, per mettere in discussione l’immagine fittizia della propria personalità.”

(C.G. Jung, Mysterium Coniunctionis)

“Il coraggio elimina la vertigine in prossimità degli abissi: e dove l’uomo non si trova vicino ad abissi? Non è il vedere già di per sè un “vedere abissi”? Quando l’uomo affonda la sua vista nella vita, altrettanto l’affonda nel dolore. Ma un uomo come me non sfugge a una tale ora: l’ora che gli dice: “Soltanto adesso ti avvii per il tuo cammino della grandezza! Vetta e abisso sono ora saldati in unità!”

(Friedrich Nietzsche)

50234238_300595937312988_7551801195094867968_nPer arrivare all’alba non c’è altra via che la notte.”
(Khalil Gibran)

“Nella vita di alcuni uomini vi sono momenti in cui sentono vacillare tutte le loro certezze, venir meno tutte le loro luci, tacere le voci delle passioni e degli affetti e di quanto altro anima e muove la loro esistenza. Ricondotto al proprio centro, l’individuo avverte allora a nudo il problema di ogni problema: che sono io? Sorge allora, quasi sempre, anche l’evidenza che tutto ciò che si fa non solo nella vita ordinaria, ma altresì nella regione dei valori considerati superiori, in fondo serve solo per distrarsi, per crearsi la parvenza di uno scopo e di una ragione, per avere qualcosa che permetta di non pensare e di continuare a vivere. Utilità quotidiane, morali, fedi, filosofie, ebbrezze dei sensi e discipline appaiono create o cercate dagli uomini per velare a sé stessi l’oscurità centrale, per sottrarsi all’angoscia della grande, fondamentale solitudine, per eludere il problema dell’Io. In alcuni casi una crisi del genere può avere un esito letale. In altri, si reagisce, ci si scuote. L’impulso di una forza animale che non vuole morire si riafferma, inibisce ciò che è balenato attraverso esperienze siffatte, fa credere che si tratti solo di un incubo, di un momento di febbre della mente e di squilibrio nervoso. E ci si va a creare qualche nuovo accomodamento, per tornare alla “realtà”. Vi è poi chi scarta. Il problema esistenziale che ha sentito, per lui impotente ad assumerlo per intero, diviene problema filosofico. E il gioco ricomincia. Una nuova verità, un nuovo sistema nasce, si finge luce nell’oscurità e va a fornire nuova esca alla volontà di continuare. Ovvero un’altra soluzione equivalente: il passivo rimettersi a strutture tradizionalistiche, a forme dogmatiche e stereotipe di autorità. Altri, però, tengono fermo. Qualcosa di nuovo e di irrevocabile si è determinato nella loro vita. il circolo si è chiuso intorno a loro, intendono spezzarlo. Essi si staccano dalle fedi, dalle speranze. Vogliono dissipare la nebbia, aprirsi una via. Conoscenza di sé ed in sé dell’Essere – ciò essi cercano. Ed un tornare indietro per loro non c’è.”

(Julius Evola, Introduzione alla Magia)

“Uno stato in cui talvolta può cadere l’anima è la “notte tenebrosa”. La pratica stessa che dovrebbe inondare di luce porta ad un buio più terribile della morte, una disperazione e disgusto che troppo spesso portano all’abbandono, quando in verità dovrebbe incoraggiare, per questo essa è chiamata l’”oscurità prima dell’alba”. In verità è purificante, nelle profondità che l’anima non può sviscerare. È più simile alla morte che alla sofferenza. Ma è la morte necessaria che viene prima della resurrezione di un corpo glorificato. Questo stato deve essere sopportato con fortezza; nè si può impiegare alcun mezzo per alleviarlo. Può venire spezzato spezzando l’intero metodo, e ritornando al mondo esteriore. Tale viltà non soltanto distrugge il valore di tutto ciò che è avvenuto prima, ma distrugge anche il valore del Giuramento di Fedeltà che tu hai formulato, e la tua Volontà diviene lo zimbello degli Uomini e degli Dei.”

(Aleister Crowley, Magick)

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“Quando sul cammino del risveglio attraverserai il regno degli spettri, a poco a poco ti accorgerai che essi sono soltanto pensieri divenuti improvvisamente visibili. Ecco perchè ti appaiono estranei e simili a creature, perchè il linguaggio delle forme è diverso da quello della mente. Allora sarà giunto il momento della trasformazione più straordinaria che ti possa capitare: gli uomini intorno a te si muteranno in fantasmi. Quelli che ti sono cari diverranno ombre da un istante all’altro, persino il tuo stesso corpo. È la peggior solitudine che si possa immaginare, come un pellegrinaggio nel deserto: chi non riesce a trovare la fonte della vita muore di sete. Il difficile sta nell’evocare lo spirito che deve guidare il nostro destino; Egli ascolta solo la voce di chi è maturo, ma il grido deve nascere dall’amore, altrimenti non facciamo che risvegliare in noi le forze delle tenebre.”

(Gustav Meyrink, Il Volto Verde)

“Viene un momento nella vita in cui ti trovi di fronte un deserto, quando tutta la conoscenza si rivela futile, il passato è irrilevante, tutte le abitudini, i modi abituali di pensare e di comportarsi, semplicemente non hanno più un senso. Quel momento di crisi, quel momento in cui si ha di fronte un deserto, è importantissimo. Se riesci a essere coraggioso a sufficienza per rischiare, verrai trasformato.”

(Osho)

35300541_189061155133134_4262615046820986880_n.jpg“Quando vedrai la materia annerire, rallegrati perchè è l’inizio dell’Opera. Nulla si compie senza il colore nero. Quando avrai visto il Nero stesso, sappi che la bianchezza è celata nel suo ventre.”
(MIchael Maier, Atalanta Fugiens)


Il processo di purificazione include diverse fasi, come d’altronde ci dice l’alchimia stessa. In effetti la notte oscura dell’anima assomiglia alla Nigredo alchemica, la morte iniziale, caratterizzata dall’archetipo dell’Ombra, attraverso la quale il vecchio muore per lasciare spazio al nuovo. Fase di profondo sconforto, depressione, solitudine, rassegnazione, tuttavia indispensabile per poter accedere al passo successivo. L’obiettivo comune è permettere la liberazione dello spirito e la comunicazione tra personalità e anima. Il cosiddetto risveglio, a sua volta, può essere gestito in modo armonico suscitando serenità e permettendo alla persona di comprendere qual è il proprio scopo, oppure gestito in modo poco costruttivo come accade quando subentrano esaltazioni di tipo emotivo, eccessive esigenze di adeguamento alla perfezione e così via.


“Ogni esistenza non è che sogno, l’unico risveglio è in Lui. Non aggrappatevi ad alcun sostegno, altrimenti anche voi diverrete vuoto! Quella che vi appare la protezione più sicura, diverrà il vuoto più nero. C’è un unico sostegno che non delude mai! Ogni passo verso di Lui è un risveglio. Sentimenti, volontà, desideri, sono legati al tempo; laddove cessano, è la meta del vostro cammino. Solo quando tutto ciò che è vecchio sarà bruciato voi vedrete il fuoco celeste, altrimenti sarete voi a bruciare. La Luce che scende attraverso di voi è meravigliosa e fa male soltanto là dove voi dovete cambiare.”

(Gitta Mallasz)

“Presto ho compreso che trovare la Verità è diverso da trovare la felicità. Aspiri a conoscere la Verità, ma quando la raggiungi non può evitare di soffrire. In caso contrario non hai trovato nulla.”

(Thich Nhat Hanh)

56eb2dfae7a5742e8e559d67767e196f.jpg“L’uomo può nascere, ma per nascere deve prima morire, e per morire deve prima svegliarsi.”
(Gurdjieff)

“In verità che cos’è l’infinito, in che modo la mente normale se lo rappresenta? È l’unica realtà e nello stesso tempo è l’abisso, è il pozzo senza fondo dentro il quale precipita la mente dopo essersi sollevata fino ad altezze a cui non è avvezza. Supponiamo per un momento che una persona cominci ad avvertire l’infinito in tutto, ogni pensiero, ogni idea lo portano a rendersi conto dell’infinito. Questo accadrà inevitabilmente a una persona che è sul punto di capire un ordine superiore della realtà. Ma in circostanze del genere che cosa avvertirà questa persona? Percepirà un precipizio, un abisso, dovunque guardi; e proverà davvero un orrore incredibile, paura e tristezza, finchè questa paura e questa tristezza non si trasformeranno nella gioia della percezione di una nuova realtà. Prima di tutto percepirà che il suo vecchio mondo, il suo comodo e consueto mondo, quello in cui nacque, quello a cui si è assuefatto e che esso immagina l’unico vero, sta andando in rovina e cade tutto a pezzi. Ogni cosa che prima sembrava vera, diventa falsa, ingannevole, fantastica, irreale. L’impressione dell’irrealtà di tutto il suo ambiente sarà fortissima. Questo senso dell’infinito è la prima e più terribile prova prima dell’iniziazione. Non esiste niente! Una piccola miserabile anima si sente sospesa in un vuoto infinito. Poi anche questo vuoto sparisce. Non esiste niente, c’è solo l’infinito.”

(P.D. Ouspensky, Tertium Organum)

“Ho un male che nemmeno l’eternità può curare. Ho visto il tutto, e come potrò mai più credere che una parte sia il tutto? La mia anima è perduta perchè ho guardato con gli occhi degli angeli.”

(W.B. Yeats, Rosa Alchemica)

22007337_121588381880412_5292889484371439838_n“Il cambiamento non è mai doloroso. Solo la resistenza al cambiamento lo è.”
(Buddha)

“Io gridai infuriato: “È terribile, pare un’assurdità, pretendi questo da me? Tu abbatti dèi che sono potenti e che per noi significano quanto c’è di più elevato. È questa la tua via, anima mia? Tu tessi intorno a me la tenebra più fitta, e io sono come un matto imprigionato nella tua rete. Ma voglio che tu m’insegni.”
Ma l’anima mi parlò, dicendomi: “Il mio è un sentiero di luce.”
Replicai sdegnato: “Chiami luce quello che noi uomini definiamo la peggiore delle tenebre? Chiami giorno la notte?”
A questo l’anima rispose con parole che mi mossero all’ira: “La mia luce non è di questo mondo.”
Gridai: “Dell’altro mondo non so niente!”
L’anima rispose: “E non dovrebbe esistere soltanto perchè tu non ne sai niente?”
Io: “Ma allora il nostro sapere? Neanche il nostro sapere ha valore per te? Dove sono finite le certezze? Dove la terraferma? Dove la luce? La tua tenebra non solo è più nera della notte, ma è anche senza fondo. Se non esiste il sapere, allora forse neanche il linguaggio e le parole?”
E l’anima: “Neanche le parole.”

(C.G. Jung, Liber Novus)

22310550_123984011640849_7977812194428006923_n.jpg“Una certa oscurità è necessaria per vedere le stelle.”
(Osho)

 



La Notte Oscura dell'Anima – Quello Che Gli Occhi Non Vedono

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